Che cos’è la felicità e cosa ci rende davvero felici? Oggi, nella società occidentale dominata dall’individualismo e dal consumismo, è difficile affrontare questa domanda in modo libero e critico. Eppure, la felicità resta un obiettivo universale che tutti desideriamo raggiungere. Nelle antiche scuole filosofiche, il concetto di felicità era strettamente legato al raggiungimento della saggezza.
Il problema centrale della filosofia è la paideia, ovvero l’educazione. Ai giovani va insegnata l’aretè, la virtù, non più concepita come una qualità innata legata a un lignaggio nobile, ma come un percorso di crescita morale che può essere trasmesso tramite l’apprendimento
Come è noto, la filosofia nasce e si sviluppa in Asia minore, poi nella Magna Grecia e nella Sicilia, fino ad approdare nel V secolo a.C. ad Atene, città che diviene il centro della ricerca filosofica. La figura emblematica di questo corso naturale è però Socrate.
Il problema centrale della filosofia è la paideia, ovvero l’educazione. Ai giovani va insegnata l’aretè, la virtù, non più concepita come una qualità innata legata a un lignaggio nobile, ma come un percorso di crescita morale che può essere trasmesso tramite l’apprendimento. A partire da Socrate, le varie scuole filosofiche diventano istituzioni dedicate alla ricerca della virtù, non solo a livello teorico, ma come un ideale da vivere concretamente.

La ricerca filosofica diventa quindi non soltanto una speculazione teorica fine a se stessa ma attività con conseguenze pratiche che si innescano fortemente con la vita vissuta. E’ questa la tesi di Pierre Hadot, filosofo francese e studioso di filosofia antica, nel suo saggio Che cos’è la filosofia antica? sostiene che le varie scuole filosofiche, da Platone ad Aristotele, da Epicuro agli stoici, avevano tutte l’esigenza di realizzare per l’uomo una filosofia come Sophia, come Saggezza, non semplice conoscenza speculativa e completamente disinteressata. La ricerca della virtù comporta con essa stessa la felicità perché una determinata filosofia si incarna in uno stile di vita che ha essa come scopo.
L’ideale della vita filosofica, legata ad una scuola, è condiviso, non è legato solo ad un individuo. Nella vita della scuola di Platone, l’Accademia, il dialogo e il confronto tra i diversi allievi non costituiscono degli scontri fini a se stessi o con obiettivi meramente polemici ed eristici ma hanno lo scopo di cercare, in maniera comunitaria, la verità e quindi la felicità.
Il sapiente, secondo Aristotele, nel momento in cui contempla la verità e comprende il funzionamento delle cose, si trova in uno stato divino ed è pienamente realizzato, dunque felice.
In tutte le scuole filosofiche antiche fino all’ellenismo, dunque l’ideale del filosofo non è quello di un mero lettore e commentatore dei testi antichi ma di un soggetto che lavora in maniera attiva sul problema fondamentale dell’uomo. Qual è la virtù? Come essa permette di essere felici?
La filosofia come ricerca della felicità
Al giorno d’oggi la filosofia accademica contemporanea si è chiusa nei dipartimenti ed in ricerche ultraspecialistiche o in ricerche filologiche sui classici del passato che poco hanno a che vedere con la vocazione originaria di questa attività.
Si è perso il contatto con l’Agorà. Qui Socrate cercava il dialogo con tutti gli ateniesi, a prescindere dalla loro formazione e dal proprio ceto sociale.
La filosofia oggi, nel bene e nel male, si è specializzata, non comunica spesso più con il proprio tempo, rimane chiusa e confinata nei dibattiti tra colleghi all’interno delle accademie e dei dipartimenti di filosofia. Diventa un discorso autoreferenziale.
Non era questa invece la caratteristica delle scuole filosofiche antiche, al centro vi era l’uomo e i suoi bisogni, il filosofo con la ricerca della Sophia, incarnava nella sua vita, l’ideale da raggiungere, la possibilità di essere felice.
A mio avviso la filosofia non ha lo scopo di essere vuota chiacchiera o peggio tecnicismo specialistico e per addetti ai lavori ma deve comunicare con l’umanità in generale. Mi piace ricordare il motto di Husserl: i filosofi sono funzionari dell’umanità, maneggiando le idee hanno una grande responsabilità, questa non si limita al mero carattere speculativo ma consente delle ricadute pratiche decisive.

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